Quanto vale la soglia fringe benefit 2026, cosa ci si compra davvero e come si somma ai buoni pasto da 10 euro al giorno e ai flexible benefit senza tetto.
Nel welfare aziendale del 2026 ci sono tre numeri che decidono quanto valore arriva davvero in tasca a una persona, e la cosa più utile da sapere è che non sono lo stesso numero e non si tolgono spazio a vicenda:
Sono tre binari separati, regolati da commi diversi dello stesso articolo del TUIR. Si sommano. Ed è esattamente il motivo per cui vale la pena guardarli insieme una volta all'anno, invece che uno alla volta quando capita.
Qui parliamo del secondo, la soglia fringe benefit, e di come si incastra con gli altri due.
1.000 euro all'anno per dipendente. 2.000 euro per i dipendenti con figli fiscalmente a carico.
Entro quella cifra, i beni e i servizi che l'azienda dà al dipendente non entrano nel reddito imponibile e non entrano nella base contributiva: né tasse né contributi, né per chi li riceve né sulla quota a carico azienda. La cornice normativa è l'art. 51 comma 3 del TUIR, con la disciplina speciale introdotta dall'art. 1 commi 390-391 della Legge 30 dicembre 2024, n. 207, che copre l'intero triennio d'imposta 2025-2027.
Il fatto che la cornice sia triennale ha un vantaggio pratico che di solito nessuno sfrutta: si può pianificare il 2027 mentre si chiude il 2026, senza aspettare dicembre per sapere che numeri usare. Il piano welfare si costruisce con un anno di anticipo, e i dipendenti riescono a organizzarsi le spese.
Questa è la parte che quasi tutti immaginano più stretta di quello che è. Nella soglia rientrano:
| Cosa | Esempi concreti |
|---|---|
| Beni e servizi ceduti al dipendente | buoni acquisto, spesa alimentare, carburante, abbigliamento, elettronica, buoni per la ristorazione fuori dal circuito buono pasto |
| Rimborso delle utenze domestiche | luce, gas, acqua dell'abitazione, comprese quelle di un familiare se le spese sono a carico del dipendente |
| Rimborso dell'affitto della prima casa | il canone di locazione dell'abitazione principale |
| Rimborso degli interessi sul mutuo prima casa | la quota interessi, non l'intera rata |
| Beni in natura già in essere | l'auto aziendale a uso promiscuo, gli alloggi, i prestiti agevolati: entrano nel conteggio anche se nessuno li chiama "welfare" |
Le tre voci "casa" — utenze, affitto, interessi sul mutuo — sono quelle che fanno la differenza vera nel budget familiare, e sono anche quelle che vengono usate meno, perché richiedono al dipendente di consegnare le ricevute e all'azienda di conservarle. È lavoro di raccolta documenti, niente di più, e su una piattaforma che gestisce i rimborsi con la foto dello scontrino diventa un'operazione da due minuti.
Attenzione all'ultima riga della tabella, perché è il punto dove si sbaglia più spesso: se una persona ha già l'auto aziendale a uso promiscuo, quel valore occupa già una fetta della soglia. Prima di stanziare mille euro di buoni spesa per un commerciale con l'auto, il conto va rifatto sul totale.
La soglia più alta non è automatica. Servono due cose:
Nella pratica è un modulo di mezza pagina che il personale fa firmare a inizio anno insieme alle altre dichiarazioni. Il punto è farlo prima di erogare, non a dicembre: la soglia si applica a quello che il dipendente ha ricevuto nell'anno, e una dichiarazione tardiva complica la ricostruzione.
E vale la pena dirlo alle persone in modo esplicito, perché non lo sanno quasi mai: chi ha un figlio a carico ha il doppio dello spazio esente rispetto a un collega senza figli. Su un piano da 1.500 euro a testa, è la differenza fra "tutto netto" e "una parte tassata".
Questa è la meccanica da tenere a mente per non buttare via il vantaggio: la soglia è una franchigia, non uno scaglione. Se il totale dei fringe benefit ricevuti nell'anno supera 1.000 euro (o 2.000 con figli a carico) anche di un euro, diventa imponibile tutto l'importo, non solo la parte eccedente.
Tradotto in pratica: serve un posto dove vedere, per ogni persona, quanto ha già ricevuto da inizio anno, comprese le voci che non passano dalla piattaforma welfare (l'auto, un buono regalo dato a Natale dall'amministrazione, un rimborso una tantum). A novembre quel totale va guardato una volta, e se qualcuno è vicino alla soglia lo si sposta sulle categorie senza tetto di cui parliamo fra due paragrafi.
Errore frequentissimo: pensare che i buoni pasto consumino i 1.000 euro. Non è così. I buoni pasto hanno un'esenzione tutta loro, all'art. 51 comma 2 lettera c) del TUIR, e dal 1° gennaio 2026 il massimale esente dei buoni pasto elettronici è di 10 euro al giorno (Legge 30 dicembre 2025, n. 199).
Su una stima convenzionale di 220 giornate lavorative l'anno, sono fino a 2.200 euro per dipendente che non toccano minimamente la soglia fringe benefit. Il conto per esteso, con i costi aziendali, sta nel post sui buoni pasto 2026 e la nuova soglia da 10 euro, e la pagina di prodotto è quella dei buoni pasto digitali.
Qui sta la parte del welfare aziendale che quasi nessuno usa fino in fondo, e che vale di più proprio perché non consuma i 1.000 o i 2.000 euro. Sono le voci elencate all'art. 51 comma 2 del TUIR, che restano fuori dal reddito senza limite di importo quando sono rispettate le condizioni previste:
Sono le spese che una famiglia fa comunque. L'asilo, il treno, il centro estivo, la retta dell'università, il fisioterapista. Il quadro categoria per categoria sta nella pagina cosa si compra col credito welfare, e due esempi già scritti sono il post su asilo, mensa, libri e rette per i figli e quello sui viaggi come categoria senza tetto fiscale.
Una precisazione utile: "senza tetto" significa senza un massimale di legge in euro, non "senza regole". Ogni lettera ha i suoi requisiti su chi può riceverla, come va documentata e a chi va offerta. Il posto dove sono messe in fila tutte le soglie e il modo in cui si sommano è la pagina sui limiti fiscali del welfare aziendale.
Mettendo insieme i tre binari, ecco lo spazio esente teoricamente disponibile nel 2026 per un dipendente full time con un figlio a carico:
| Binario | Massimo esente 2026 |
|---|---|
| Buoni pasto elettronici | 10 €/giorno, fino a ~2.200 € l'anno su 220 giornate |
| Fringe benefit (con figli a carico) | 2.000 € l'anno |
| Flexible benefit art. 51 c. 2 lett. d-bis, f, f-bis, f-ter, f-quater | nessun massimale in euro |
Il punto non è che ogni azienda debba arrivare in fondo a tutte e tre le colonne — quasi nessuna lo fa, e non è nemmeno detto che convenga. Il punto è che la soglia dei 1.000 euro non è il tetto del welfare aziendale: è il tetto di una delle sue tre parti, e per giunta quella più piccola. Chi si ferma lì sta usando meno di un terzo dello strumento.
Le tre parti hanno requisiti formali diversi, e questa è l'informazione operativa che serve al reparto del personale:
L'impianto completo — regolamento, categorie, budget per persona, scadenze — è quello descritto nella pagina su come si costruisce un piano welfare. E una premessa che vale sempre, qualunque sia la cifra: il welfare aziendale è un budget in aggiunta allo stipendio e ai rinnovi contrattuali, non una sostituzione. Il perché, con le risposte dell'Agenzia delle Entrate, sta in questo post.
Se leggete questo pezzo in autunno, ci sono quattro cose che conviene fare adesso e non nell'ultima settimana dell'anno:
Se volete vedere i numeri sulla vostra azienda — quanto costa, quanto ne arriva netto alle persone e come si distribuisce fra i tre binari — la pagina dei fringe benefit e quella dei flexible benefit sono il punto di partenza, e da lì si prende un appuntamento.
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Questo articolo ha scopo esclusivamente informativo e non sostituisce la consulenza professionale. Il trattamento fiscale e contributivo dipende dalla specifica situazione aziendale, dal CCNL applicato e dall'evoluzione della prassi dell'Agenzia delle Entrate. Prima di prendere decisioni si raccomanda di consultare il proprio consulente del lavoro o commercialista di fiducia.
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