Quando si parla di welfare aziendale quasi tutti pensano ai 1.000 o 2.000 euro di fringe benefit. Ma i viaggi seguono un altro comma del TUIR — l'art. 51 c.2 lett. f — e non hanno tetto di esenzione. Vacanze, weekend, terme, pacchetti turistici: esenti per il dipendente, deducibili per l'azienda, estendibili ai familiari. Cosa dice la norma, a quali condizioni, e perché è la parte del welfare meno usata in Italia.
C'è una confusione che torna ogni volta che si parla di welfare aziendale: "ma i benefit non sono esenti solo fino a 1.000 o 2.000 euro?".
Sì, ma solo i fringe benefit. I viaggi sono un'altra cosa, regolata da un altro comma dello stesso articolo del TUIR. E quel comma non prevede alcun tetto di esenzione.
È la parte del welfare aziendale che in Italia quasi nessuno usa davvero. Secondo il Welfare Index PMI 2024 solo il 14% delle PMI conosce nel dettaglio i flexible benefit, e i viaggi sono tra le voci meno attivate. Eppure, per chi vuole erogare valore reale ai dipendenti senza il vincolo dei 1.000/2.000 euro, è la leva più potente a disposizione.
Norma — Fringe benefit: Art. 51 c.3 TUIR; Welfare ricreativo (viaggi): Art. 51 c.2 lett. f TUIR
Cosa comprende — Fringe benefit: Buoni regalo, rimborso utenze, mutuo, affitto, carburante; Welfare ricreativo (viaggi): Viaggi, vacanze, terme, palestra, cinema, teatro, corsi
Tetto di esenzione — Fringe benefit: 1.000 €/anno (2.000 € con figli a carico), confermato per il triennio 2025-2027; Welfare ricreativo (viaggi): Nessun tetto
Se si supera la soglia — Fringe benefit: L'intero importo diventa imponibile; Welfare ricreativo (viaggi): Non applicabile (non c'è soglia)
L'art. 51 c.2 lett. f richiama l'art. 100 TUIR, cioè la finalità di "educazione, istruzione, ricreazione, assistenza sociale e sanitaria o culto". È esattamente qui che rientrano i viaggi: erogati con finalità di ricreazione e tempo libero, sono esenti per il dipendente e deducibili per l'azienda.
I due regimi si sommano. Un dipendente può ricevere 2.000 euro di fringe benefit esenti (se ha figli a carico) e, in più, un credito viaggi di qualsiasi importo, anch'esso fuori dal reddito imponibile.
Perché i viaggi restino esenti servono due requisiti, entrambi non negoziabili:
1. Erogazione alla generalità o a una categoria omogenea di dipendenti. Mai ad personam. Va bene "tutti i dipendenti", "tutti i quadri", "tutta la sede di Milano"; non va bene "Mario Rossi".
2. Erogazione in natura o tramite voucher non monetizzabili. Mai in contanti, e il voucher deve dare diritto a un solo servizio per l'intero valore nominale, non integrabile con denaro (art. 51 c.3-bis TUIR). Il dipendente non può convertire il credito viaggio in cash: l'Agenzia delle Entrate ha confermato (Risposta n. 311/2021) che il credito welfare, anche nel residuo riportato all'anno successivo, non può in alcun caso essere convertito in denaro.
Il tutto deve essere previsto da un regolamento aziendale o da un accordo. Qui c'è una sfumatura che pesa parecchio: la deducibilità integrale del costo per l'azienda (art. 95 TUIR) scatta solo se il benefit deriva da contratto/accordo o da un regolamento vincolante e non revocabile a discrezione del datore. Se invece l'erogazione resta una liberalità volontaria e revocabile a piacere, la deduzione è limitata al 5 per mille delle spese per il personale (art. 100 c.1 TUIR). Su importi rilevanti, la differenza vale molto.
Una caratteristica che distingue i viaggi welfare dalla maggior parte degli altri benefit: il credito può essere speso non solo dal dipendente, ma anche dai suoi familiari ai sensi dell'art. 12 TUIR (coniuge, figli, e altri familiari a carico secondo la nozione aggiornata dal D.Lgs. 192/2025).
In pratica, significa che un dipendente può usare il proprio credito welfare per una vacanza con la famiglia. È uno dei motivi per cui questa categoria è percepita come molto più "reale" di un buono spendibile solo dal titolare del conto.
Tre cose che sembrano simili ma fiscalmente sono mondi diversi. Confonderle, in sede di verifica, costa caro.
Norma — Trasferta: Art. 51 c.5 TUIR; Rimborso spese di lavoro: Spese nell'interesse dell'azienda; Viaggi welfare: Art. 51 c.2 lett. f TUIR
Causa — Trasferta: Lavoro fuori sede; Rimborso spese di lavoro: Spesa per l'azienda; Viaggi welfare: Tempo libero, ricreazione
Beneficiario — Trasferta: Solo dipendente; Rimborso spese di lavoro: Solo dipendente; Viaggi welfare: Dipendente + familiari art. 12
Soglie — Trasferta: Forfait giornaliero (46,48 €/g Italia, 77,47 €/g estero); Rimborso spese di lavoro: Documentata, nessun forfait; Viaggi welfare: Nessun tetto
Tassazione — Trasferta: Esente nei limiti; Rimborso spese di lavoro: Non costituisce reddito; Viaggi welfare: Esente totale
La trasferta serve a mandare una persona a lavorare lontano da casa; il viaggio welfare serve a mandarla in vacanza. Sono regimi paralleli e convivono nella stessa azienda, ognuno con la sua causale.
La categoria è più ampia di quanto si pensi. Rientrano nel welfare ricreativo, tra gli altri:
• pacchetti turistici e viaggi organizzati
• hotel, B&B, agriturismi, case vacanza
• weekend e soggiorni brevi
• terme e centri benessere
• voli e treni, quando inclusi in un pacchetto di viaggio
• biglietti per cinema, teatro, eventi, musei
La differenza tra averli "sulla carta" e poterli usare davvero, però, è tutta nella piattaforma: catalogo reale, prenotazione semplice, nessun rimborso da anticipare. È la parte dove un'esperienza d'uso curata fa la differenza tra un benefit che resta inutilizzato e uno che i dipendenti aspettano ogni anno. Dal punto di vista di chi lo usa, l'abbiamo raccontato nell'articolo Pagarti le vacanze col welfare: come funziona.
I viaggi welfare hanno una stagionalità ovvia: si prenotano prima dell'estate. Un piano attivato a giugno arriva tardi; uno pensato in primavera permette ai dipendenti di programmare le vacanze con il credito già disponibile. Le aziende che lo attivano per tempo trasformano un beneficio fiscale in un beneficio percepito.
Se volete capire come inserire i viaggi nel piano welfare della vostra azienda — alla generalità o per categorie omogenee, con un catalogo che i dipendenti usano davvero — scriveteci dalla pagina Flexible Benefit. Per il conto puntuale di quanto vale un viaggio welfare rispetto allo stesso importo in busta paga, trovate i numeri nell'articolo Quanto vale davvero un viaggio in welfare invece che in busta paga.
Questo articolo ha scopo esclusivamente informativo e non sostituisce la consulenza professionale. Le valutazioni fiscali, contributive e operative dipendono dalla specifica situazione aziendale, dal CCNL applicato e dall'evoluzione della prassi dell'Agenzia delle Entrate. Prima di prendere decisioni si raccomanda di consultare il proprio consulente del lavoro o commercialista di fiducia.